MASCHERA 

DELLA CITTA' DI BUSTO ARSIZIO

PROPOSTA DALLA FAMIGLIA SINAGHINA NEL 1983

 

Tarlisu (traliccio), tipo di tessuto inventato dai bustocchi nei primi dell'800, usato come fodera dei materassi. Il successo di questo tessuto è stato tale che fu esportato in tutto il mondo insieme alla bumbasina (tela per fare lenzuola) dal pioniere bustese dell'esportazione cotoniera Enrico Dell'Acqua. L'abilità di questo pioniere nel vendere ispirò Luigi Einaudi a farne uno studio definendolo il Principe Mercante. Il successo dette un forte impulso allo sviluppo dell'industria tessile a Busto Arsizio tanto che la Città si meritò l'appellativo di Manchester d'Italia.La Famiglia Sinaghina, che da anni organizza il carnevale, ripropose il Tarlisu come personaggio emblematico a Maschera della Città. 

Nel febbraio del 1983 l'Aministrazione Comunale con apposita


se volete scrivere al Tarlisu 
questo è il suo indirizzo di e_mail:tarlisu@ascombusto.com

 delibera votata all'unanimità dal Consiglio proclamò il Tarlisu maschera ufficiale della città, ritenendo di ricordare ai posteri quello che fu il seme che diede origine allo sviluppo industriale ed economico di Busto Arsizio. 

Al Tarlisu si è unita la maschera femminile "la Bumbasina"formando la coppia ideale della realtà tessile della città.La Bombasina era una tela grezza di cotone usata prevalentemente come lenzuola, ma anche come asciugatoi e grembiuli per lavori domestici. Il grezzo veniva tinto e così era idoneo a molteplici usi. Una delle caratteristiche di questo tessuto era che tutta la preparazione del filato era eseguita manualmente e perciò in maniera artigianale; di conseguenza la "bumbasina" presentava nella pezza ciò che a Busto veniva chiamata "a guseta" (residuo del guscio del cotone).